Le parole che non oso dire

Benvenuto

Non giudicare, per favore. Ho solo voglia di fermare con le parole e con qualche foto i miei momenti.

Ultima

Stato

Dettaglio

La curva di una spalla. La linea di un sorriso. La forma di una mano. L’attacco dell’inguine. E’ il dettaglio che, attraverso il mio sguardo, arriva alla pancia.

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Di mattina

Cosa succede se fra un’ora ritorno nel letto? Cosa succede se inizio ad accarezzarti? Cosa succede se ti mostro il mio desiderio? Lo accetti o ti giri dall’altra parte e riprendi a dormire? 

La parola

Hai usato la parola amore, ma non parlavi di me. Adesso mi devi guardare negli occhi e devi dirmi, con gli occhi, che io non sono uguale. 

Questa è la donna.

Dammi una storia, una storia di passione qualunque essa sia. Non deve per forza essere vera. Ma mi deve far sognare. Deve farmi sentire il cuore che batte forte quando ti mi chiami, la testa leggera quando ti parlo. Deve farmi stringere lo stomaco quando ti chiamo e non mi rispondi, e darmi la convinzione che ora non puoi farlo, ma che fino a quando non ci riuscirai penserai a me. Deve farmi pensare di essere amata, di essere l’unica, di essere quella per cui fai follie. Deve farmi credere che, se solo tu potessi, attraverseresti i mari e le terre per un’ora d’amore con me. Deve farmi immaginare di essere regina e vittoriosa su tutte le altre. Deve farmi provare una continua emozione. E se ci riesci, ogni tanto, scopami.
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Voglia di perfidia

A volte avrei voglia di essere perfida. Cattiva. Avrei voglia di annichilire alcune persone. Far capire loro che non contano un cazzo. Che non hanno contato un cazzo. Che non valgono nulla. O che hanno poca sostanza. Persone umili e altre in qualche modo carismatiche, allo stesso modo. Persone che hanno incrociato la mia vita, per tanto o per poco. Poi desisto. Il timore di essere considerata stronza, o di perdere nel contraddittorio, mi fa rinunciare. Mi limito a immaginare la scena. La ripeto, la perfeziono, mi ci crogiolo. Quanto basta per non macerarmi, non abbastanza per lasciarmi soddisfatta. 

Resto così, a metà strada. Chiedendomi se non avrei dovuto crearmi un personaggio diverso. Se la principessa sul pisello non abbia più successo di Cenerentola.

Fame di cazzo

Fiuto. Aveva fiuto. Lo percepiva con tutti i sensi, anche se lo chiamava odore. Odore di fame. Odore di fame di cazzo. Non lo cercava. Percorreva la propria strada tranquillamente, tra chiacchiere e risate, con vecchi amici e persone nuove. Ogni incontro poteva essere interessante e dargli qualcosa, non per forza sesso. Ma ogni tanto saltava fuori quell’odore speciale, e lui entrava in punta, come un cane. Non poteva fare a meno di seguire quella traccia. Ci girava intorno, la annusava, il suo mondo, in quel momento, era fatto solo dell’ebbrezza della caccia. Non era soddisfatto finché non catturava la preda, finché non la faceva sua. La fame di cazzo diventava il suo cibo, soddisfandola se ne nutriva a sua volta. La sua era una fame di vita. Una volta placata, con un sorriso tornava nella propria tana, raccontava il proprio pasto, e lo digeriva facendosi grattare la schiena.

VORREI

Le vorrei io, tutte le attenzioni che riservi alle altre. Vorrei che la spalla che stai sfiorando fosse la mia.
Che fosse mia la coscia a cui stai appoggiando il tuo ginocchio. Miei gli occhi a cui stai dedicando il tuo sorriso pieno di promesse. Il mio corpo quello che guardi con ammirazione e desiderio. Vorrei provare il brivido della voglia che nasce, la curiosità di scoprire la tua bocca per la prima volta.
Non sono per me, invece. Ma non importa, perché ho altro. Ho l’ebbrezza del giocatore quando aspetta di sapere se il suo numero uscirà di nuovo. E ho quella esplosione calda che mi prende la gola quando, dopo, torni da me. Tutte le volte, come fosse la prima.

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